Ghaziabad, India (askanews) - Per quasi quarant'anni, Kela Devi ha lavorato per un'elemosina nel villaggio dove viveva svuotando a mani nude i gabinetti delle famiglie delle caste superiori. Ma negli ultimi due anni la sua vita ha preso una svolta inattesa e improvvisa. Sta imparando a leggere e scrivere e ad aprire il suo primo conto in banca.Devi è una delle 21 donne del villaggio di Nekpur, nell'India settentrionale, aiutate da un'organizzazione umanitaria, la Sulabh International, a sfuggire dalla disperata situazione in cui si era avvitata la loro esistenza fornendo loro alloggio e un'educazione primaria.L'organizzazione è nata due anni fa quando il governo di Dehli ha bandito la costruzione di latrine senza acqua corrente che dovevano essere svuotate a mano con l'obiettivo di porre fine all'impiego di spazzini costretti a quell'umiliante funzione.Sulabh International ha messo a disposizione della comunità nuovi e moderni gabinetti e organizzato un centro dove le donne-spazzino di una volta possono imparare a mettere a frutto le proprie vocazioni come cucire o realizzare detergenti e disinfettanti.Devi, ultrasessantenne è una delle ospiti più anziane ed è la madre di tre figli e quattro figlie. "Queste donne", spiega Suman Chahar di Sulabh International, "in cambio del loro lavoro ricevevano in cambio cibo, vestiti e qualche spicciolo. Ora guadagnano 3.000 rupie al mese e, soprattutto, la loro dignità".(Immagini Afp)