Budapest (TMNews) - Sulle orme di Attila, il "flagello di Dio". Il Kurultaj Festival celebra le radici nomadi e guerriere dell'Ungheria rievocando a cavallo e in costume la conquista degli Unni di oltre mille anni fa, come spiega Andr s B r , organizzatore della rievocazione."Siamo qui per onorare i nostri antenati che hanno colonizzato questo paese. A loro dobbiamo la tradizione nomade ed equestre della nostra cultura, pensiamo ad rp d, il leader delle tribù magiare e dei nostri progenitori, gli Unni".Oltre 20mila visitatori s'immergono in un'atmosfera segnata da yurte, le tende dei popoli dell'Asia centrale, e da rituali sciamanici. Per molti ungheresi, è un percorso di riscoperta."Credo che per noi sia molto importante ritrovare le nostre radici. Per 40 anni sotto la dittatura comunista, tutto ciò era proibito".Ma si tratta di radici piuttosto problematiche, anche se affondano nelle viscere dei secoli, come ricorda Gabor Klaniczay, professore di Storia medievale all'Università di Budapest."Associare il passato magiaro alle gesta di Attila, il "flagello di Dio", è un mito nazionale che risale al Medioevo".Oggi, sempre più ungheresi tendono a riconoscersi nella cultura nomade delle steppe e il primo ministro Viktor Orban ha istituito una Commissione di studio per stabilire la fondatezza della rivendicazione culturale uralo-altaica. Ma, comunque vada, il mito di Attila continuare a galoppare nelle steppe del mito e nel cuore di molti magiari.(Immagini Afp)