Tripoli (askanews) - La crisi migratoria, in Libia, rende sempre più drammatica la lotta della Guardia Costiera contro i trafficanti di uomini verso l'Europa. E quella che si combatte è una guerra tra poveri: da un lato i profughi che danno fondo ai loro risparmi pagando migliaia di euro per sfuggire a povertà e disperazione dall'altro gli uomini della Guardia costiera libica, costretti a fronteggiare - oltre che l'esodo - anche la scarsità dei mezzi a disposizione."Abbiamo abbastanza soldati - dice Tarhouni - ma le nostre risorse sono davvero limitate. Per ora abbiamo solo due barche".Due gommoni al momento sono l'unico baluardo contro la fuga incontrollata di migliaia di migranti che cercano di lasciare il Paese. Dal 2011 la Libia è sull'orlo di una guerra civile, con due governi contrapposti. Contro l'immigrazione clandestina è stata creata l'Olic, un'unità che ogni giorno affronta sfide continue mentre la Guardia costiera lotta per controllare i circa 1500 Km di coste cercando di salvare chi si avventura su sbilenche carrette del mare, affidando la propria vita a scafisti senza scrupoli."La maggior parte dei trafficanti è etiope, somala o sudanese - spiega, Hizam Nasser, capo risorse umane dell'Olic - Appartengono a bande che hanno un coordinamento ad alti livelli".Ma se per mare le barche militari scarseggiano a Tripoli l'Olic non se la passa meglio: ha solo un minibus da 24 posti per trasferire i migranti bloccati nei centri di detenzione. Aveva anche un'ambulanza ma è stata distrutta dai proiettili.(Immagini Afp)