Monrovia (askanews) - La Liberia, dove l'epidemia dell'Ebola è in fase di regressione, il paese continua a fare i conti con la dura eredità del virus. I sopravvissuti continuano a essere discriminati e per questo nella capitale Monrovia un gruppo di volontari dell'associazione "Young Life" offre un rifugio e un sostegno psicologico ai contagiati guariti.L'iniziativa è quanto mai opportuna. Ad alcuni sopravvissuti è stato impedito l'accesso ai pozzi delle comunità tribali oppure gli è stato vietato di andare ad acquistare viveri al mercato. Una situazione incredibile, malati guariti da un virus mortale che ritornano a casa e si sentono traditi, abbandonati dalle loro comunità."Pensiamo che il processo di riabilitazione non sia stato condotto nella maniera migliore, racconta James Davis, responsabile regionale di "Young Life". Ci siamo concentrati soprattutto sulla rottura della trasmissione del virus nelle unità ospedaliere di trattamento dell'Ebola".I volontari di "Young Life" s'impegnano a ricostruire l'autostima degli ex malati perché possano tornare nelle comunità di appartenenza ed essere assistiti dall'organizzazione e riconciliarsi con quanti manifestano un'ostilità più o meno dichiarata. Con l'obiettivo di aiutarli a riprendere speranza.Le testimonianze degli emarginati sono drammatiche."Ero responsabile dei gruppi giovanili nel mio villaggio, spiega una sopravvissuta, ma quando sono tornata dall'ospedale mi hanno chiesto di non partecipare più alle riunioni. C'era gente che mi seguiva dovunque andassi per vedere quello che toccavo, quello che facevo. Era tutto molto scoraggiante".Nel campo di "Young Life" la situazione è diversa. Ma la vita chiama nelle comunità di appartenenza. Ed è la che si giocherà la partita del reinserimento degli scampati all'Ebola. Per evitare di aggiungere la beffa al danno.(Immagini Afp)