Milano, (TMNews) - E' la minoranza più discriminata al mondo, secondo le Nazioni Unite. Gli 800mila Rohingya che vivono Birmania, al confine col Bangladesh, sono una etnia musulmana da sempre emarginata in un Paese dove la quasi totalità degli abitanti è buddista. In questi desolati villaggi di Rakhine, nell'ovest del Paese, ai Rohingya non viene neanche riconosciuta la cittadinanza birmana:"Non esiste nel mondo una cosa come l'etnicità Rohingya, è solo un termine - afferma questo esponente del Rakhine nationalities development party - E' un obiettivo politico, per questo non possiamo accettarli e siamo molto arrabbiati".Questa opinione è molto diffusa da queste parti. Certo con la caduta della giunta militare le maglie della repressione si sono allentate. Ma ora che per la prima volta in 30 anni il Paese si appresta a affettuare un censimento, le organizzazioni umanitarie temono un inasprimento del clima:"La maggiore preoccupazione tra questa gente è che il censimento venga utilizzato come strumento repressivo per creare un documento che in qualche modo neghi loro la cittadinanza", avverte Matthew Smith, di Fortify Rights.Eppure c'è chi crede di poter ottenere maggiore libertà con questo censimento. Questo ragazzo è stato ferito perchè ha cercato di fermare una barca carica di musulmani in fuga."Voleva fermarli prima che scappassero all'estero - racconta quest'uomo - ha chiesto loro di non fuggire perchè avrebbero partecipato al censimento. Così ha perso il cellulare, 150 dollari, è stato accoltellato sulla testa e alle mani ed è stato picchiato con un tubo".Il censimento appoggiato dalle Nazioni Unite punta a fare luce su questo complesso Paese. Ma a Rakhine temono possa rivelarsi nuova benzina sul fuoco delle divisioni.