Milano, (TMNews) - Lo sfruttamento dei lavoratori nelle aziende tessili del Bangladesh è una realtà che continua a esistere nonostante le morti e le proteste che negli ultimi mesi hanno denunciato al mondo le condizioni di lavoro a cui sono costretti.L'aumento del 77% del salario minimo per quattro milioni di operai deciso a fine novembre dal governo, per molti è rimasta lettera morta. Secondo una indagine dell'associazione di categoria su 594 fabbriche tessili di Dacca, il 40% non paga il salario minimo ai propri operai. Ma per il sindacato sono decisamente di più, con appena due aziende su dieci ad assicurare ai propri dipendenti il minimo retributivo previsto dalla legge.Gli industriali al loro discolpa sostengono che il crollo delle esportazioni abbia impedito l'adeguamento salariale: a loro dire molti committenti occidentali hanno annullato le ordinazioni facendo crollare il giro d'affari delle fabbriche. Tuttavia i dati ufficiali parlano di un aumento del 20% dell'export nel secondo semestre del 2013 rispetto a un anno prima, numeri che inchiodano i padroni alle proprie responsabilità. E dire che nonostante l'adeguamento salariale gli operai bengalesi restano tra i più sottopagati al mondo.