Augusta (askanews) - È stato agganciato, a 370 metri, di profondità il relitto del peschereccio inabissatosi il 18 aprile 2015 nel canale di Sicilia. L'affondamento dell'imbarcazione causò 58 vittime accertate, 28 superstiti e fra i 700 e i 900 dispersi, i cui corpi probabilmente giacciono ancora nella stiva dell'imbarcazione in fondo al mare. Numeri che rendono l'episodio una delle più gravi tragedie marittime mai accadute nel Mediterraneo.

Il peschereccio è stato sollevato dal fondale marino verso la superficie attraverso il modulo di recupero installato a bordo della nave Ievoli Ivory.

Sulla nave "San Giorgio" della Marina militare, che sta fornendo la protezione a tutto il dispositivo navale, è imbarcata una squadra di Vigili del Fuoco che ha il compito di effettuare i primi rilievi sul relitto e sulla presunta quantità e lo stato dei corpi al suo interno, come spiega l'ispettore, Paolo Quattropani.

"Le informazioni raccolte - ha detto - permetterebbero al gruppo di lavoro di poter rimodulare il piano operativo di intervento con congruo anticipo rispetto al nostro arrivo a terra. Il nostro obiettivo primario rimane quello di innalzare il livello di sicurezza per le squadre dei vigili del fuoco che andranno ad operare all'interno dell'imbarcazione per il recupero delle vittime del naufragio del 18 aprile 2015".

Il relitto, trasportato nella rada di Augusta dalla nave Ievoli Ivory, sarà collocato all interno di una tensostruttura refrigerata dove inizieranno le operazioni di recupero delle salme.

I corpi saranno esaminati da esperti sanitari di varie università coordinati dalla dott.ssa Cattaneo del Laboratorio di Antropologia e Odontologia forense dell'Università di Milano, allo scopo di acquisire informazioni utili a risalire all'identità dei cadaveri, attraverso l'incrocio dei dati.

L'attività disposta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri vede il coinvolgimento a terra di circa 150 persone al giorno.