Roma, (askanews) - Prevenire è meglio che prevedere: la miglior difesa dai terremoti sta nella preventiva messa in sicurezza del territorio. A spiegarlo ad Askanews è Alessandro Amato, dirigente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e autore del libro "Sotto i nostri piedi" (Codice Edizioni), nel quale illustra un avventura iniziata oltre duemila anni fa: comprendere e prevedere i terremoti. Un'avventura in cui spesso hanno convissuto scienza e leggenda."La storia ci fa vedere che l'uomo ha sempre cercato di capire il fenomeno terremoto e al tempo stesso di prevederlo - spiega Amato - un po' come con la meteorologia. E' un fenomeno che inizialmente sveniva osservato solo dagli effetti: si sentivano solamente i movimenti, si vedeva crollare qualche edificio, ma non si sapeva nulla di che cosa potesse causare un terremoto. Quindi si pensava a venti sotterranei, a fenomeni simili a quelli che avvenivano nell'atmosfera. Lo stesso processo veniva attribuito ai movimenti sotterranei perché esistevano delle similitudini: il tuono del temporale è simile al rombo che si avverte qualche volta durante i terremoti o subito prima"."Il tentativo di prevedere il terremoto - prosegue - era quindi funzione della teoria in vigore in quegli anni, che era - con molte varianti, ma sostanzialmente la più presente - quella di Aristotele: venti sotterranei che in pressione si muovevano e agitavano queste zone sotto la superficie, per poi sfogare con effetti devastanti. Per prevederli si facevano osservazioni di quanto avveniva prima: vi sono centinaia di racconti di nuvole, allineamenti di pianeti, fenomeni strani, animali che prima o durante un terremoto avevano comportamenti strani, facevano strani versi. Tutto era molto empirico e basato su questa non conoscenza, fino all'inizio del Novecento".Lo stato dell'arte oggi qual è?"Siamo passati per una fase in cui tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta e fino agli anni Ottanta anche i sismologi e i ricercatori credevano che la previsione di un terremoto fosse qualcosa alla nostra portata. Ci fu il caso particolare - ricorda - di un terremoto forte in Cina nel 1975 quando la città di Haicheng, di diverse centinaia di migliaia di abitanti fu diciamo evacuata - in realtà si trattò di un'evacuazione semispontanea, perché c'erano stati dei fenomeni prima - e di fatto si salvarono parecchie decine di migliaia di persone: quindi si pensò che questi fenomeni osservati prima del sisma di Haicheng fossero una costante. Cosa invece smentita già nell'anno successivo perché nella stessa Cina ci fu un altro terremoto devastante con oltre 200mila morti nel '76. Quindi da quel momento si cominciò un po' a ridiscutere: i cinesi erano tanti anni che lavoravano sulla previsione ma poi piano piano anche loro l'hanno abbandonata, anche se ancora si fa ricerca su questo, è importante farla. Si fa con metodi moderni però bisogna continuare a farla ma al tempo stesso mettere in sicurezza i nostri edifici a prescindere dalla previsione".Il libro infatti sottolinea il paradosso che in passato più ci si è impegnati nella previsione, più si è trascurata la prevenzione."Questo è un punto di vista di molti ricercatori oggi. Per esempio in Cina nel 2008 c'è stato un grande terremoto nel Sichuan che ha provocato 80mila vittime e in particolare morirono moltissimi studenti, ragazzi e bambini, oltre ventimila: le scuole erano costruite in maniera veramente vergognosa, ci furono molte polemiche sul modo di costruire le scuole e qualcuno poi disse che la Cina aveva lavorato per trenta-quarant'anni sulla previsione ma aveva un po' ritardato lo sforzo sulla prevenzione, quindi sulle norme antisismiche che esistevano ma non erano magari messe in atto. Purtroppo è un rischio".Quindi la miglior difesa rimane la messa in sicurezza del territorio. Ma per un Paese ad elevata sismicità come l'Italia, quali sono i costi in termini di fattibilità e di scala?"I costi sono sicuramente molto alti, però queste azioni vanno pensate con un respiro decennale, ventennale, trentennale. Non si può pensare - sottolinea - di risolvere il problema del rischio sismico in Italia in un anno, o tanto meno in pochi giorni come si vorrebbe fare tante volte quando inizia la paura perché c'è uno sciame sismico e tutti vogliono correre ai ripari. Sono azioni di lungo termine che in alcuni Paesi sono state intraprese, o si stanno intraprendendo: citiamo i soliti, la California, il Giappone; ma anche Paesi meno noti da questo punto di vista come il Cile e la Turchia stanno attuando dei grandi piani di intervento per ridurre la vulnerabilità degli edifici e con risultati già apprezzabili. In Giappone abbiano visto un terremoto molto grande pochi giorni fa che ha provocato una cinquantina di vittime, ma è stato uno scuotimento molto più forte in confronto con quello dell'Ecuador, che è avvenuto il giorno successivo: anche quello forte, le persone che hanno avvertito lo scuotimento sono state molte meno ma i morti sono stati oltre 600".