Negli anni Venti, in coincidenza dell'avvento del fascismo, la cultura italiana si trovò di fronte a un bivio: quello di sentirsi erede di una tradizione che trovava motivo di ispirazione nella civiltà della terra e della campagna oppure credere nell'affermarsi della modernità, che aveva i suoi simboli nella vita urbana, nell'idea di progresso tecnologico, nelle scritte pubblicitarie e nelle vetrine. “Il Selvaggio” di Mino Maccari e “Novecento” di Massimo Bontempelli furono due riviste nate in quegli anni, esponenti ciascuna del movimento di Strapaese e del movimento di Stracittà. In questa puntata di Novecento, Le riviste raccontano un secolo ce ne parla Giuseppe Lupo.