Roma, (askanews) - Dal 1991 ad oggi ha soccorso 285mila migranti Pietro Bartòlo, medico di Lampedusa, l'isola diventata primo simbolo europeo dell'emergenza profughi, ma soprattutto simbolo di accoglienza.Un incontro sull'isola con l'ambasciatore polacco Tomasw Orlowski è sfociato in una conferenza organizzata a Roma sulla crisi migratoria, occasione per presentare due mostre fotografiche e annunciare la candidatura di Bartòlo al premio Sergio Vieira de Mello, riconoscimento assegnato ogni anno in Polonia a una figura che si distingue per gli sforzi a favore del dialogo tra culture e società. Le storie che racconta il medico di Lampedusa sono a volte a lieto fine, troppo spesso tragiche. Bartolo il premio De Mello l'ha vinto, e da domani torna a lavorare sulla sua isola. Come racconta, "ho visto tanti bambini morti, tante donne morte che mi hanno fatto male: vederli, fare le ispezioni cadaveriche. E vedere una donna che aveva partorito durante il naufragio ed era ancora legata al suo bambino con il cordone ombelicale. Io non ho voluto staccarli, e li ho fatti seppellire insieme, perché fossero insieme per tutta l'eternità. E' una cosa che ricordo con grande sofferenza, grande dolore".