Cina, (TMNews) - Liu Yi ha messo la sua arte al servizio della causa tibetana. Il fatto che sia un cinese Han, l'etnia più popolosa in Cina e la più coinvolta nelle tensioni etniche con i tibetani, rende ancora più complicata e significativa la sua missione.I tibetani da sempre lottano per smarcarsi dal predominio culturale cinese e le loro proteste spesso sfociano in atti di autolesionismo, con centinaia di monaci che si sono uccisi dandosi fuoco. I dipinti ad olio di Yi, in un bianco e nero contrastato e intenso raffigurano proprio i volti di chi ha fatto questa scelta estrema. Volti distesi, magari addolorati, ma mai rabbiosi. "Quello che voglio esprimere più di ogni altra cosa con il mio lavoro è che i tibetani sono virtuosi. Non provano odio. La loro richiesta è ottenere libertà di culto".Yi vuole far conoscere la cultura tibetana ai cinesi, un punto di partenza perché anche Pechino cambi strategia. "Guardate in tre anni quante gente si è data fuoco. E non una sola cosa è cambiata. Questo prova che la politica del governo nei confronti del Tibet è sbagliata. Il governo dovrebbe rivederla".Le sue idee gli sono già costate controlli e richieste di spiegazioni da parte della polizia. "Io ho risposto agli agenti che non voglio più vedere auto immolazioni. Questo è il senso della mia pittura. Finchè non mi chiuderanno in prigione, finché sarò libero, continuerò a dipingere".(Immagini Afp)