Ginevra, (TMNews) - Può apparire un paradosso crudele, al limite dell'eterogenesi dei fini di vichiana memoria. Ma nel fittizio Stato di Alpesia, creato dalla Croce rossa internazionale 15 anni fa nei boschi intorno a Ginevra, 200 cooperanti tra i 25 e i 35 anni passano ogni anno un test che simula assai realisticamente attacchi armati, rapimenti e bombardamenti di ospedali e centri di primo soccorso. Uno scenario sempre più frequente nelle cronache dei tempi ultimi."Lo spazio degli interventi umanitari si sta drammaticamente riducendo, spiega Amin Awad, responsabile della sicurezza dell'Agenzia dell'Onu per i rifugiati. Gli ambiti in cui lavoriamo sono sempre più pericolosi e il personale deve essere preparato al peggio: scontri a fuoco, attacchi violenti, sequestri. Devono essere preparati e sempre attenti".Posti di blocco armati e ospedali sventrati dalle bombe, lo scenario di Alpesia propone realtà molto concrete e tutt'altro che improbabili sul campo. Una volta concluso il role-play, si passa al debriefing per analizzare errori e disattenzioni. Che possono costare caro, come ricorda uno degli addestratori."Bisogna sempre ricordare che avere a bordo una persona armata è una grave rischio per la sicurezza. Come Croce rossa abbiamo una consolidata reputazione di neutralità e imparzialità. Ma se percorri una strada insieme a personale delle forze armate di Alpesia diventi un bersaglio legittimo per un'opposizione armata".Esercitazioni come queste sono sempre più frequenti tra il personale cooperante. Solo in Siria, il conflitto è costato la vita di 20 operatori della Croce rossa. Mentre nel 2011 in tutto il mondo oltre 300 cooperanti sono stati uccisi, rapiti o feriti.(immagini Afp)