Milano (askanews) - La comunità internazionale non deve assistere muta e inerte al martirio di tanti cristiani perseguitati, esiliati, uccisi, crocifissi o decapitati per il solo fatto di essere cristiani. Per tre volte in quattro giorni, dalla Via crucis del Venerdì santo al Regina Coeli del Lunedì dell'Angelo, Papa Francesco ha ricordato i cristiani perseguitati, sulla spinta anche dal massacro nel campus universitario di Garissa, in Kenya."Loro sono i nostri martiri di oggi - ha sottolineato il Pontefice - e sono tanti. Possiamo dire che sono più numerosi che nei primi secoli. Auspico che la comunità internazionale non assista muta e inerte di fronte a un inaccettabile crimine che costituisce una preoccupante deriva dei diritti umani più elementari. La Comunità internazionale non rivolga lo sguardo da un'altra parte".La religione cristiana è oggi la più minacciata nel mondo. Almeno 150 milioni di cristiani, cattolici, protestanti e ortodossi, rischiano la vita a causa di persecuzioni antireligiose in Medioriente, nell'Africa subsahariana e in Asia come si legge nel volume "Il libro nero sulla condizione dei cristiani nel mondo", 600 pagine di dati, informazioni, statistiche, testimonianze da ogni parte del pianeta.Il simbolo della persecuzione e dell'infamia è diventata quella "Nun", la lettera araba N che sta per "Nasara", nazareni, con cui il sedicente Califfato dei gruppi armati dell'Isis ha marchiato le case dei cristiani di Mosul, in Iraq, prima di costringerli alla fuga per evitare il martirio. Una pulizia etnica in chiave islamista e blasfema dato che i terroristi di al Baghdadi volutamente ignorano la Sura V, "La Tavola imbandita", di quel Corano che dicono di voler seguire alla lettera che al versetto 82 letteralmente recita: "i più prossimi all'amore per i credenti sono coloro che dicono: 'In verità siamo nazareni', perché tra loro ci sono uomini dediti allo studio e monaci che non hanno alcuna superbia".