Tripoli, (TMNews) - Indossava la tenuta blu dei carcerati Saif al-Islam, secondogenito di Mhammar Gheddafi, quando è comparso in videoconferenza davanti al tribunale di Tripoli: il figlio dell'ex rais, considerato a lungo il suo erede, è imputato insieme ad altre 36 persone per il ruolo svolto durante la repressione delle rivolte scoppiate in Libia nel 2011. Saif al-Islam è detenuto a Zenten, 170 chilometri a sud ovest di Tripoli, dal momento dell'arresto, che risale al novembre 2011, dopo la caduta del regime di Gheddafi. I giudici hanno deciso di interrogarlo in videoconferenza perchè la sua trasferta a Tripoli avrebbe comportato problemi di sicurezza. Una scelta criticata da Amnesty International: secondo l'organizzazione il processo rischia di trasformarsi in una farsa. Quando il giudice gli ha chiesto se avesse o volesse scegliere un avvocato, Saif ha risposto: "Il mio avvocato è Dio". Su di lui e su Abdallah al-Senoussi, a capo dell'ufficio informazioni durante il regime, pende un mandato di cattura della Corte penale internazionale per crimini di guerra e contro l'umanità.(immagini Afp)