Budapest, (TMNews) - Sulle rive del Danubio, a 60 chilometri a nord di Budapest, c'è una strana distesa di terra rossa. Non è argilla, ma il deposito di 6 milioni di tonnellate di fanghi rossi contenenti metalli pericolosi per l'ambiente. E' quello che resta di una vecchia fabbrica d'alluminio dell'epoca comunista, che ora agita gli abitanti della zona, come Gyorgy Droppa:"Questo serbatoio è stato costruito su un terreno paludoso, per cui diverse sostanze finiscono nel Danubio. E' impossibile fare un isolamento completamente stagno. Ma il problema non sono solo i fanghi tossici, è anche una società che ha avuto l'autorizzazione al trattamento dei rifiuti e deposita qui altre sostanze pericolose".La società in questione è la Tata che copre i fanghi rossi solidificatisi col tempo con altra terra artificiale."Si tratta di un processo biologico - spiega il direttore ambientale della Tata, Bela Farkas - tra questi rifiuti ci sono fanghi di depurazione che rappresentano la maggior parte degli scarti rigenerati, del terreno contaminato e dei prodotti derivati dell'industria. E' questa la miscela con cui creiamo la terra artificiale necessaria a coprire i serbatoi di fango rosso".La Tata ha ricevuto tutte le autorizzazioni necessarie dal governo ungherese per eseguire questa proceduta di smaltimento ma associazioni ambientaliste come Greenpeace denunciano un pericoloso sistema di riciclo che si limita a mescolare i rifiuti industriali, con pesanti conseguenze per l'ambiente. Una pratica di cui si è accorta anche l'Unione europea che nel 2013 ha avviato una procedura di infrazione contro l'Ungheria per violazione delle direttive sullo smaltimento di questi rifiuti.