Peshawar (askanews) - Azione, passione, dramma e barbe folte. Questo, in sintesi, l'universo del cinema pashtun, espressione di un popolo diviso a cavallo della frontiera tra Pakistan e Afghanistan, una regione lacerata da guerre e conflitti. Iniziati da ben prima della madre di tutte le guerre afgane, l'invasione sovietica del 1979.Il cinema è l'unica fonte di svago, anche se controversa, in questa regione martoriata."Stiamo cercando di offrire ai pashtun o a chiunque un divertimento di qualità", spiega il regista Arshad Khan. "In questa provincia non esiste altro, solo tensioni drammatiche. Il cinema è il solo svago disponibile".Il set della Hollywood pashutn è lontano dagli scenari della grandi produzioni internazionali. Il trucco è elementare, gli stunt lasciano piuttosto a desiderare, gli effetti speciali sembrano aver fatto pochi progressi dall'epoca dei fratelli Lumière. Ma l'audience si è comunque fidelizzata e gli spettatori appaiono entusiasti: "Amiamo i film pashtun. Sono nella nostra lingua, li capiamo e possono insegnarci molte cose".La cultura cinematografica pashtun risale agli anni '70, trovando ispirazione nell'epica locale, da sempre condita con molto apprezzati effetti da grand guignol. All'insegna dello splatter che sbanca il box office. L'11 settembre ha fatto il resto.Ma in questa regione, che definire conservatrice sarebbe un eufemismo troppo sottile, il cinema si è fatto dei nemici. Molto pericolosi. Gli oltranzisti islamici lo considerano una perversione occidentale. Anatema da questa parti. Nel 2014 attentati terroristici a colpi di bombe a mano hanno fatto 16 morti in due cinema di Peshawar. Gli eroi cinematografici pashtun dovranno sormontare anche questi pericoli. E sarà molto più difficile.(Immagini Afp)