Casablanca (TMNews) -I filari delle vigne corrono sino all'orizzonte sotto il sole che infuoca i campi nei dintorni di Casablanca, in Marocco. Un vigneto tra i più antichi del Paese, dove nonostante una società musulmana molto legata alle tradizioni, la produzione di vino conosce un boom senza precedenti.L'industria prese piede nei giorni del Protettorato francese, dal 1912 al 1956, quando il regno del Marocco, come l'Algeria e la Tunisia, si trasformarono nell'approdo obbligato dei viticoltori francesi dopo la catastrofe causata, a cavallo tra XIX e XX secolo, dalla filossera nei vigneti della metropoli.Un territorio privilegiato segnato da un microclima che stimola la produzione di vini forti, anche non troppo lontano dall'umidità dell'oceano. Meno favorevoli le condizioni socio-economiche dopo le elezioni del 2011 che hanno visto la vittoria degli islamisti del "Partito della giustizia e dello sviluppo" e a causa della legislazione che vieta la vendita di alcol ai musulmani, il 98% della popolazione.Un divieto che, soprattutto nelle città, non sembra essere molto rispettato dato che l'85% della produzione complessiva, che ammonta a 40 milioni di bottiglie l'anno, viene consumato localmente. Ma l'esportazione è in forte crescita."Il trend di vendita dei vini marocchini, spiega Abderrahim Zahind, uomo d'affari attivo nel settore, è molto positivo. Hanno guadagnato un'ottima reputazione di qualità e per questo la produzione è sempre più presente all'estero, a fianco dei cosiddetti 'nuovi vini' internazionali".(Immagini Afp)