Roma, (askanews) - In Cadore la comunità accoglie i richiedenti asilo. Nelle casette dei paesi spopolati sulle Dolomiti orientali, arrivano giovani africani, afghani e pachistani che puliscono le strade, falciano l'erba, riparano le recinzioni. Piccoli gruppi di rifugiati, ospitati nelle frazioni e nei comuni. Seguono corsi professionali, lavorano per imparare un mestiere. E' la strategia di accoglienza diffusa della Cadore Scs, aderente a Legacoop e Confcooperative.

Daouda, ad esempio, abita nel centro di accoglienza che ospita 18 migranti africani; un ex convento che si sviluppa su tre piani, concesso in comodato d'uso dalla Diocesi di Belluno.

"Sono uscito dal mio Paese, sono arrivato in Costa d'Avorio, poi sono andato in Burkina, in Niger e in Libia. Sono stato qualche mese là, ma non era buona la situazione. Volevo tornare nel mio Paese, ma c'è la guerra. E alla fine ho preso un barcone e sono arrivato qua. Sono qua da due anni. Lavoro grazie alla cooperativa".

Ora Daouda guarda al futuro: "Il mio futuro è tutto nelle mie mani, voglio solo cercare lavoro qui in Italia".