Milano (askanews) - "Da parte nostra siamo un po' imbarazzati perché come militanti e lavoratori siamo stati trattati in un modo un po' superficiale dai dirigenti della Lega Nord"."Prima di essere dei lavoratori della Lega Nord, noi siamo militanti e abbiamo attaccato manifesti, fatto 'banchetti' e manifestazioni. Io lavoro per la Lega da 17 anni ma c'é gente che lo fa da più di 20: pensiamo di avere diritto ad un trattamento migliore sia dal punto di vista umano che da quello lavorativo".C'è amarezza nelle parole di Francesco Bonora, uno dei 71 dipendenti del Carroccio che il 4 novembre 2014 il partito ha annunciato di voler licenziare e che ha partecipato ad un ennesimo presidio di protesta sotto la storica sede della Lega in via Bellerio a Milano. Amarezza che Paolo Poletti, della Uil, spiega così: "Loro, prima che impiegati sono stati e sono dei militanti della Lega e questo per loro comporta una disillusione rispetto ad un investimento anche emotivo che hanno fatto negli anni".Disagio che avrebbe provato anche il leader del Carroccio Matteo Salvini quando nei giorni scorsi ha incontrato i dipendenti:"L'ho trovato in imbarazzo, anche quando gli ho detto in faccia che lui va a difendere gli altri lavoratori, va a parlare con i responsabili sindacali aziendali della Fiom e noi abbiamo dovuto aspettare due mesi, da dicembre a metà gennaio, per avere un incontro con lui dopo che lo chievamo tutti i giorni espressamente anche nei corridoi".Al tavolo, a fianco della Uil c'è anche la Cgil che si trova a rappresentare "senza alcun imbarazzo" la maggioranza dei dipendenti leghisti, fatto che il sindacalista Andrea Montagni commenta così: "E' un partito con dei dipendenti, sono dei lavoratori con dei diritti e dei doveri e noi come sindacato tuteliamo i lavoratori. Adesso c'è un problema: il partito Lega sta procedendo con una riorganizzazione e nel farlo deve tener conto dei diritti di quei lavoratori che come scelta di vita hanno deciso di lavorare per la Lega Nord".