Roma, (askanews) - I giovani sono distanti dall'associazionismo e non credono ai meccanismi di rappresentanza. Vivono in una dimensione individualistica, sfruttano rapporti virtuali attraverso media e social network ma danno ancora un significato più importante alle relazioni reali. E' il quadro emerso dal nono rapporto "Generare Classe Dirigente", presentato a Roma, realizzato da Fondirigenti e Luiss Guido Carli, che si focalizza sulla dimensione sociale delle giovani generazioni.Nei giovani tra i 16 e i 34 anni, rileva lo studio, prevale una "dimensione individualistica e familistica". Si sentono rappresentati soprattutto dalla famiglia (55%), da se stessi (49,1%) o dagli amici (25,9%). Molto distante la prima istituzione, il presidente della Repubblica, col 13,6%, seguito da polizia e dalla Chiesa. Ancora più bassa la rappresentanza percepita da parte di organi come sindacati e associazioni imprenditoriali.Il 60,7% dei giovani dichiara di non partecipare ad alcuna attività associativa. E il 45,8% non partecipa in modo continuativo neppure ad alcun gruppo spontaneo, cerchia di amici, attività sportiva, colleghi di lavoro, volontariato. Ma c'è una socializzazione che deriva dalle attività inerenti alla costituzione e all'eventuale lancio, di una propria start-up. Dal punto di vista delle relazioni personali, quelle "reali" restano ancora più importanti di quelle virtuali. Per Luigi Serra, vice presidente esecutivo Luiss: "L'università deve essere un po' il detonatore della loro personalità, deve aiutarli a far emergere i loro talenti, a diventare problem solver, quindi non tradursi in nozionismo ma far sì che ognuno possa esprimersi al meglio forte di una formazione di qualità per affrontare le sfide di un mercato sempre più globalizzato e impegnativo".