Roma, 14 gen. (askanews) - I 9 anni al Colle di Giorgio Napolitano saranno sicuramente ricordati per i suoi continui appelli alla stabilità del paese e all'avvio delle riforme necessarie a risollevare l'Italia dalla crisi. Un occhio di riguardo, da ex parlamentare europeo, è sempre stato riservato all'Unione europea e ai suoi rappresentanti.Con le sue dimissioni anticipate, "re Giorgio" ha messo fine a quell'unicum nella nostra storia repubblicana rappresentato da un Presidente della Repubblica eletto per due volte di seguito, nel 2006 e nel 2013. Una conferma al Quirinale dettata, come è noto, dall'incapacità della politica di accordarsi su un nome condiviso, in seguito alla bocciatura alle prime votazioni di Franco Marini e la mancata elezione di Romano Prodi.Napolitano - nei suoi due mandati - ha attraversato una delle più gravi crisi economiche e finanziarie del nostro Paese e si è trovato a lavorare con ben cinque presidenti del Consiglio: Romano Prodi, Silvio Berlusconi, Mario Monti, Enrico Letta e Matteo Renzi.Il Presidente non ha affrontato però solo problemi economici. Un filo rosso che ha caratterizzato il lavoro del capo dello Stato nei due mandati è stata la continua sollecitazione alle forze politiche ad impegnarsi per accordi e intese che portassero a quelle riforme tanto attese dal Paese.Il 31 dicembre 2014, nel suo ultimo discorso di fine anno, Napolitano ha riconosciuto che la strada delle riforme è ormai bene imboccata e ha pertanto annunciato l'intenzione di farsi da parte, per "non sottovalutare i segni dell'affaticamento e le incognite che essi racchiudono".