Cairo (TMNews) - Egitto sotto accusa. Secondo un rapporto di Human Rights Watch, presentato alla stampa al Cairo in videoconferenza dall'estero, la morte un anno fa di oltre700 manifestanti che reclamavano il reintegro del deposto presidente egiziano Mohamed Morsi è stata uno "dei più grandi eccidi di dimostranti in un singolo giorno della storia recente". Si tratta, denuncia Human Rights Watch, "con ogni probabilità di un crimine contro l'umanità".Il 14 agosto 2013, un mese dopo la destituzione del primo presidente eletto democraticamente in Egitto da parte del capo delle forze armate Abdel Fattah al Sisi, il massacro compiuto dai militari nel cuore del Cairo, nelle piazze di Rabaa al Adhawiya e Nahda, innescò una feroce ondata di repressione che prese di mira i Fratelli musulmani, la confraternita politico-religiosa di Morsi.Il governo ha riconosciuto la morte quel giorno di oltre 700 manifestanti. Oggi Human Rights Watch reclama un'inchiesta nei confronti di al Sisi, eletto presidente lo scorso maggio dopo aver eliminato ogni opposizione. Il neo presidente aveva promesso di "estirpare" i Fratelli musulmani che avevano vinto le elezioni dopo la rivolta popolare che a inizio 2011 aveva esautorato Hosni Mubarak."Non si tratta solo di un caso di ricorso eccessivo alla forza, è stato un atto di repressione pianificato al più alto livello del governo egiziano, la maggior parte dei responsabili di allora sono ancora al potere in Egitto e ne dovranno rispondere" denuncia l'organizzazione umanitaria internazionale, ai cui rappresentanti l'Egitto aveva vietato domenica l'ingresso nel Paese.Immagini Afp)