ìHebron, Cisgiordania. (askanews) - Epicentro delle violenze più feroci tra israeliani e palestinesi, la città di Hebron e i suoi dintorni, una trentina di chilometri a sud di Gerusalemme, in Cisgiordania, sono stati ermeticamente sigillati dalle forze di sicurezza israeliane. Al centinaio di checkpoints, accessi controllati e tornelli metallici si sono aggiunti nuovi sbarramenti e restrizioni supplementari. La situazione è sempre più pesante, dopo l'inizio della cosiddetta "intifada dei coltelli"."Ho visto la prima e la seconda intifada, ricorda una donna del quartiere Tel Rumeida. Avevamo sofferto ma non come adesso. Allora, rispettavamo le donne. Ora non più. Le donne vengono trattate come gli uomini. È intollerabile come ci trattano".E il conflitto non fa che incrudelirsi, tra attacchi continui e rappresaglie feroci. Un palestinese collegato a un uomo sospettato di essere l'organizzatore di un attacco anti-israeliano è stato ucciso in un ospedale di Hebron da agenti israeliani sotto copertura. La notizia è stata riferita da fonti palestinesi e israeliane.Abdallah Azzam Shalaldeh, di 27 anni, è stato ucciso all'ospedale di Hebron da un'unità di mustarabin, reparti di agenti che operano sotto copertura, ha reso noto un dirigente del ministero della Sanità palestinese. Anche gli israeliani hanno confermato il raid, affermando che le forze di sicurezza hanno sparato quando l'uomo, considerato vicino a un attentatore che ha condotto un attacco con un pugnale nel settembre scorso, ha tentato di resistere all'arresto. Secondo lo Shin Bet, i servizi d'intelligence interni dello Stato ebraico, Shalaldeh apparteneva a una famiglia di militanti di Hamas ed era sfuggito all'arresto dopo un attacco all'arma bianca il 25 ottobre scorso, sferrato nei pressi di Hebron, che aveva gravemente ferito un cittadino israeliano.(Immagini Afp)