Damasco (askanews) - Nel villaggio turco di Akcabaglar, a metà strada tra la città di Kilis e la frontiera siriana, gli abitanti sono quotidianamente testimoni dei bombardamenti delle forze turche diretti contro le posizioni curde in Siria. La vita ormai è scandita dal passaggio dei reparti militari e dal rombo dei cannoni. La popolazione hai i nervi sempre più scossi."Chissà come finirà" si chiede un'abitante di Akcabaglar. "Forse il villaggio verrà distrutto, ci saranno dei combattimenti e i soldati si scontreranno nelle nostre strade. Se la guerra s'intensifica, saremo costretti ad andarcene per paura di essere uccisi nel tiro incrociato".Da sabato scorso, l'artiglieria turca colpisce le postazioni curde le cui milizie hanno approfittato dell'offensiva di Damasco nella provincia di Aleppo, sostenuta dall'aviazione russa, per avanzare fino ad Azaz. Allarmata dalla progressione dei curdi siriani vicino al confine, Ankara negli ultimi giorni ha violentemente bombardato le loro posizioni, scatenando le proteste internazionali.Gli Stati Uniti e l'Unione europea hanno esortato Ankara a mettere fine alle attività che rendono sempre più improbabile l'entrata in vigore del cessate il fuoco che dovrebbe scattare entro la fine della settimana. E la situazione si complica sempre più, in una sorta di guerra di tutti contro tutti.Il presidente turco Recep Erdogan ha nuovamente criticato gli Stati Uniti, ufficialmente suoi alleati, che però sostengono e armano i reparti curdi nel quadro della lotta ingaggiata contro le milizie dello Stato islamico. "Non ci sono buoni e cattivi terroristi", ha dichiarato il presidente turco. Riprendendo, paradossalmente, le critiche di Mosca a Washington che irride la distinzione statunitense a favore dei ribelli siriani cosiddetti moderati, etichettati dai responsabili russi, con l'ossimoro di un'amara ironia, come "terroristi moderati".Intanto, in Siria si continua a morire.(Immagini Afp)