Roma, (askanews) - E' la fine di un'era. Chiude i battenti l'ultima miniera a carbone della Gran Bretagna, quella di Kellingley nel Nord Yorkshire. La sua chiusura significa non solo una grave perdita per centinaia di minatori, che da generazioni lavorano metri e metri sottoterra, ma una svolta epocale e una virata verso altri tipi di risorse, di energie green, con il carbone che ormai non rappresenta più una fonte di guadagno.Addio, quindi, alla passata epopea industriale che portò grandi ricchezze, specialmente all'Inghilterra, considerata un tempo tra i più grandi bacini carboniferi europei. Molti però, soprattutto in questa cittadina di minatori, non se ne fanno una ragione."Mio padre era minatore, e qui la maggior parte delle persone hanno padri che hanno fatto i minatori - racconta Tony, minatore da 35 anni - è nella nostra cultura. La chiusura per noi è quasi una vergogna".L'Unione nazionale dei minatori accusa il governo di non aver difeso il settore, di aver messo troppe tasse sul carbone, aver favorito le importazioni dall'estero e aver spinto troppo per altri tipi di energie.Per Keith Poulson, del sindacato nazionale dei minatori,"è scandaloso pensare che abbiamo voltato le spalle alle miniere, a un'industria in cui lavora personale così qualificato e che può dare molti profitti".Ma la lotta del governo con i minatori, a causa dei prezzi troppo bassi del carbone rispetto a quelli di estrazione, risale ai tempi di Margaret Thatcher che decise di dismettere le miniere a metà degli anni '80. Da lì in poi fu un susseguirsi di chiusure, fino a quest'ultima che segna definitivamente una nuova era industriale.