Lo sguardo di Laura Liverani sugli Ainu all'Istituto italiano di cultura di Tokyo: ritratti fotografici che esplorano l'identità del misterioso popolo indigeno dell'Hokkaido, nella tensione tra preservazione della cultura nativa e contaminazioni con la modernità. La fotografa di Ravenna ha passato lunghi periodi nell'isola settentrionale dell'arcipelago nipponico per realizzare un progetto che coltivava dai tempi delle sue letture giovanili di Fosco Maraini. Realizzato tra il 2012 e il 2016, si e‘ allargato anche a un documentario audiovisivo in collaborazione con Neo Sora (giapponese nato e cresciuto a New York) e Valy Thorsteindottir (islandese che viveva a Tokyo, da poco a Londra). Con loro, Liverani ha dato vita al collettivo chiamato Lunch Bee House in omaggio all'omonimo ristorante Ainu della signora Yukiko Kaizawa di Nibutani (in parte presentato alla mostra, si completando la raccolta fondi per il montaggio). Nel suo viaggio alla scoperta delle comunità Ainu di oggi, recita la presentazione della mostra, Liverani “s'interroga sul senso di identità nativa nella società giapponese contemporanea, e lo fa attraverso la pratica del ritratto fotografico, esplorando il senso di appartenenza di una comunità, quale quella degli Ainu, nel doppio percorso di preservazione e reinvenzione della propria cultura, nel recupero della lingua e nella rivendicazione dei propri diritti”. In Hokkaido ci sono tre centri principali di cultura Ainu: Shiraoi (con un interessante museo open-air: Porotokotan), Akan (con il villaggio Ainu più “tourist-friendly) e Nibutani.Dalla musica alle pratiche religiose, dai rituali legati all'orso o ai tatuaggi, fino alle nuove famiglie “miste” (composte per meta' da giapponesi che vogliono vivere come Ainu e ne imparano la lingua), l'obiettivo di Liverani cerca di cogliere una quotidianità radicata nella storia, trasmettendo un un senso di grande rispetto per il mistero di un popolo riassumibile nel motto di una poesia orale nativa: “Ainunenoanainu”, umano veramente umano.

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