C'e' la ragionevole certezza che le ossa rinvenute nell'estate 2014 durante lavori di costruzione nella zona di Tokyo che ospito' la “prigione dei cristiani” siano dell' “ultimo missionario” recatosi in Giappone nel periodo del “sakoku” (chiusura ermetica al resto del mondo): l'abate siciliano Giovanni Battista Sidotti. Lo hanno annunciato oggi le autorita' giapponesi al termine di approfonditi studi effettuati da un team multidisciplinare di esperti. Sidotti, nato a Palermo, giunse in Giappone nel 1708 e fu lasciato morire di stenti a 46 anni (1715) dopo un inasprimento del regime di reclusione. I suoi dialoghi, durante la prigionia, con lo studioso neoconfuciano Arai Hakuseki sono entrati nella storia dei rapporti culturali tra Oriente e Occidente. Il cristianesimo era stato bandito gia' un secolo prima, nel quadro delle maggiori persecuzioni mai avvenute dopo quelle dell'epoca romana. Negli ambienti ecclesiastici di Tokyo si sta pensando di istituire una commissione di studio per promuovere eventualmente la beatificazione del Sidotti. Del resto, per la cristianita' giapponese si tratta di un momento importante: il Vaticano ha da poco concluso la procedura per la beatificazione del primo samurai giapponese, Takayama Ukon.