Tokyo (TMNews) - Quando si dice il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto: dipende sempre dalla prospettiva dell'osservatore. Prima dello tsunami del 2011, le spiagge di Rikuzentakata, nel Giappone nord-orientale, erano affollate di turisti in cerca di relax. Oggi, tra montagne di detriti e memorie di dolore inespiabile, i visitatori non cercano più le famose acque di smeraldo e le sabbie di candido corallo.Nel migliore dei casi si cercano i segnali di un futuro che guardi al passato. Tadashi Aikawa, pensionato, ha le idee chiare."Sono venuto per vedere i progressi della ricostruzione due anni e mezzo dopo il disastro. E per un omaggio al 'Pino della speranza'".Si tratta dell'attrazione principale della cittadina, l'unico scampato di un microcosmo forestato che contava 70mila alberi.Secondo gli organizzatori di un turismo che qualcuno definisce in salsa di zombie, un macabro titillare di morbose curiosità, si tratta di un modo di rivitalizzare l'economia del posto, grazie alle soste nei ristoranti e nei negozi di souvenir.Ma a volte il turismo dei voyeur del dramma sensazionale può essere davvero imbarazzante."Quando i turisti mi chiedono di punto in bianco quante persone sono morte è molto seccante e fastidioso, confessa un pescatore del posto. Meglio quando mi chiedono come faccio a tirare avanti e mi incoraggiano a tenere duro".Qualcuno infatti tende a dimenticare che il lutto per le 1.800 persone strappate ai familiari dalla furia delle zolle crostali che si agitano nel cuore della Terra è ancora vivo e lacerante. Come espiazione, ogni turista lascia un fiore. Tutto compreso nel prezzo.(Immagini Afp)