Tokyo (askanews) - Giappone, un paese all'idrogeno. Non solo per i modelli di auto alimentate da celle a combustibile che emettono vapore acqueo. Ma anche per case sempre più domotiche ed ecologicamente sostenibili. L'ambizione di Tokyo, sesto produttore mondiale di gas a effetto serra, vola alto anche se gli analisti manifestano, allo stato attuale della tecnologia disponibile, un malcelato scetticismo sul fronte dei costi e della convenienza economica.Il premier nipponico Shinzo Abe ha definito l'idrogeno l'energia del futuro auspicando che contribuisca a far raggiungere a Tokyo i modesti obbiettivi prefissati di riduzione delle emissioni inquinanti. Un numero crescente di auto, bus ed edifici con gli occhi a mandorla dovranno essere alimentati con questa energia pulita nei prossimi anni, senza contare i progetti per un'autostrada all'idrogeno disseminata di punti di rifornimento ad hoc, in tempo per le Olimpiadi di Tokyo del 2020.All'avanguardia del movimento per una "hydrogen society" a tutto tondo resta, per ora, il settore automobilistico. La Mirai, "futuro" in giapponese, è il progetto pilota Toyota per una vettura a idrogeno. Lanciato nel 2014, dopo due decenni di intense ricerche, la produzione stenta a decollare a causa dei costi troppo elevati.Ma la determinazione giapponese anche in questo caso sembra modellarsi su quella di Hiroo Onoda, il mitico soldato giapponese, arresosi nel 1974, nella giungla dell'isola filippina di Lubang, dopo quasi 30 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale e solo quando venne arrestato perché si rifiutava di credere che il Giappone avesse deposto le armi."Pensiamo che le auto a idrogeno, spiega Takanori Yokoyama, capo ufficio stampa della Iwatani, colosso nipponico dell'energia, si svilupperanno geometricamente da oggi alle Olimpiadi di Tokyo del 2020. Questo è l'obiettivo del nostro settore".(Immagini Afp)