Milano (TMNews) - La frutta di Martorana, con le sue riproduzioni realistiche di ortaggi e frutta, ha il vantaggio che dopo averla ammirata la si può addentare. Questi futomaki invece è meglio non avvicinarli in caso di attacchi di fame perchè... sono finti. La maestria dei giapponesi nel riprodurre fedelmente cibi e pietanze - dai noodles al sushi fino alle birre - è un'arte ormai servizio dei turisti, come spiega Katsuyoshi Yamashita:"I ristoranti espongono questi piatti di plastica per i clienti, è molto utile: talvolta è difficile capire quello che stai per ordinare solo leggendo il menù, con questi invece sai quello che mangerai".Questa del sampuru, dall'inglese sample, in realtà è una tradizione che va avanti da circa un secolo. E non nasce per dare una mano i turisti alle prese con menù scritti solo in giapponese. Al contrario: serviva per spiegare ai giapponesi, un po' conservatori in fatto di cibo, le novità culinarie importate dall'Occidente. All'inizio erano in cera, oggi la plastica ne ha preso il posto. Yasunobu Nose è l'appassionato autore di un libro sul sampuru:"Queste riproduzioni sono veramente un mezzo di comunicazione tridimensionale: quando li guardi è come se assaggiassi per la prima volta questi piatti. Ne riesci a immaginare il sapore e a indovinare se è salutare. E' questo che intendo col titolo 'I giapponesi, il popolo che mangia con gli occhi".Per quanto possa sembrare di cattivo gusto alle nostre latitudini, in Giappone la presenza di menù "tridimensionali" nei ristoranti è sinonimo di qualità. La sfida poi è tutta per gli chef: il giapponese pretende che il piatto vero sia identico alla sua riproduzione in plastica.(Immagini Afp)