La Costituzione ultrapacifista del Giappone democratico promulgata dall'imperatore Hirohito ha compiuto il 3 maggio i 70 anni dall'entrata in vigore. Non e' stata mai modificata, ma ora le cose potrebbero cambiare: il premier Shinzo Abe ha colto l'occasione dell'anniversario per annunciare un piano di revisione costituzionale entro il 2020.
In questi giorni la gente fa la coda a Tokyo ai National Archives of Japan per visionario il documento originale della Costituzione, siglato da un imperatore che diventava non più' divino ma “simbolo dello Stato e dell'unita' del popolo”. Il testo fu elaborato per lo più dagli occupanti americani e approvato prima che dalla Dieta dal nuovo “shogun” MacArthur. Si voleva eliminare il rischio di un ritorno del militarismo e cosi' fu stabilita la rinuncia definitiva alla guerra e vietata l'esistenza di forze armate. Per il più audace esperimento di “nation building” della storia, MacArthur salvo' imperatore e anzi ricorse a lui per costruire il nuovo Giappone. Cosi' la costituzione divenne “giapponese” e fu festeggiata. Complice la guerra fredda, il divieto di forze armate fu poi aggirato chiamandole forze di autodifesa. Abe vuole riformare la costituzione, dice, soprattutto per chiarire lo status delle forze di autodifesa, ma molti sospettano che abbia idee conservatrici di riforma più vaste. Per la revisione occorre una maggioranza di due terzi alla Dieta e un referendum. L'opinione pubblica e' divisa ma per la prima volta favorevoli e contrari nei sondaggi si equivalgono, forse anche per via dell'allarme Corea del Nord, a volte pompato: sabato scorso addirittura la metrò di Tokyo si e' fermata 10 minuti alla notizia del fallito test missilistico nordcoreano, suscitando il sarcasmo dei media sudcoreani.
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