Gerusalemme (askanews) - Intifada dei coltelli, terza intifada, terrorismo civile. Molti nomi per la drammatica ondata di violenze che sta sconvolgendo Israele. Ieri due attacchi a Gerusalemme hanno causato la morte di tre israeliani e il ferimento di una ventina di persone mentre tre palestinesi sono rimasti uccisi. Dal 1 ottobre scorso, sono sette gli israeliani caduti sotto i fendenti della nuova intifada, decine quelli feriti, nel corso di 26 attacchi messi a segno in Israele e nei Territori palestinesi. Le autorità dell'Anp replicano che, nello stesso arco di tempo, sono morti 27 palestinesi, tra cui anche i nove responsabili degli attacchi in Israele.Per difendersi lo Stato ebraico ha cominciato a organizzare posti di blocco all'uscita dei villaggi e dei quartieri palestinesi di Gerusalemme est. La tensione cresce al calor bianco e non è difficile prevedere che l'esasperazione israeliana - la cui tenuta nervosa e sociale non potrà sopportare a lungo la sfida lanciata da questi attentati condotti da "lupi solitari" che sfuggono ai controlli dell'intelligence - finirà per tradursi in una dura repressione il cui conto verrà pagato, come troppo spesso accade, dal popolo palestinese.Secondo il segretario di Stato statunitense John Kerry gli attacchi e gli scontri ormai quotidiani sono stati causati da un "enorme aumento di colonie" costruite da Israele negli ultimi anni che hanno prodotto frustrazione e violenza tra i palestinesi.Diversa l'analisi del quotidiano israeliano "Yedioth Aronhot". La Terza intifada avrebbe infatti connotazioni diverse dalle battaglie palestinesi che l'hanno preceduta, implicando una deriva più sociale che politica in senso stretto. L'intifada dei coltelli è condotta da ragazzi, per lo più sotto i venti anni e scolarizzati, che senza obbedire ad alcuna organizzazione agiscono autonomamente uscendo di casa armati di coltelli. Non si tratta di pazzi ai margini della società palestinese, si legge sul principale quotidiano israeliano. Sono invece "parte di un esercito di laureati disoccupati e studenti senza speranza, poco interessati ai problemi politici regionali quanto al disastro sociale di cui sono vittime".Colonie o frustrazioni sociali, estremismo religioso o ataviche rivendicazioni territoriali, se il trend non verrà interrotto in tempi brevi palestinesi e israeliani saranno presto costretti a piangere lacrime di sangue ancora più pesanti. Macerando rabbia e dolore inespiabili in un vortice di odio, tragicamente promesso in eredità alle generazioni successive.(Immagini Afp)