Roma, (askanews) - La reazione francese con i bombardamenti sulla capitale dell'Isis Raqqa dopo gli attacchi a Parigi conviene elettoralmente a François Hollande, ma allo stesso tempo la guerra è una necessità ineluttabile se si vuole fermare il califfato e il terrore che sta spargendo in Europa e nel mondo. A spiegarlo, in un'intervista ad askanews, è Carlo Jean, Generale di Corpo d'armata, presidente del Centro Studi di Geopolitica Economica ed ex presidente del Centro Alti Studi per la Difesa."Sicuramente ha influito più la situazione interna francese, il fatto che Hollande non vuole lasciare i voti a Marine Le Pen o a Sarkozy e di conseguenza doveva mostrare i muscoli: dare orgoglio ai francesi di picchiare, reagire e vendicarsi anche, un sentimento del tutto umano e nell'opinione pubblica direi molto diffuso. Ma anche dal punto di vistra strategico sul terreno, non è che la reazione sia sbagliata. Il terrorismo dell'Isis o Daesh può essere sconfitto solo come è stato sconfitto Al Qaida, e di conseguenza deve essere distrutto. Il fatto che lo rende vulnerabile è che ha un territorio, a differenza di Al Qaida, e ha fabbisogni finanziari molto forti per cui colpendo le fonti di finanziamento si erode automaticamente la forza dell'Isis, la possibilità di pagare le reclute, i foreign fighters, i servizi essenziali. Le fonti di finanziamento si sa quali sono: il petrolio soprattutto, opere d'arte dalla distruzione dei musei iracheni e siriani. E poi, per il 5% del fabbisogno finanziario dell'Isis che è valutato all'incirca sui 150 milioni di dollari al mese, viene da privati del Golfo, dalle dinastie del Golfo e gli Stati islamici".Ma per colpire le fonti del finanziamento da un punto di vista militare che tipo di azioni e di alleanze sono necessarie? Cosa non si sta facendo, o si sta facendo in modo insufficiente? "Il contrabbando di petrolio e opere d'arte passa da Turchia, Giordania e Libano. E di conseguenza bisognerebbe bloccarli lì. I campi petroliferi sono sotto azione costante dell'aviazione della coalizione americana, e sono il grosso del finanziamento: sui 150 milioni al mese, all'incirca la metà vengono dal traffico petrolifero. E il contrabbando di petrolio passa dalla Turchia".