Gela (askanews) - In Sicilia resta alta la tensione a Gela, in provincia di Caltanissetta, dove gli operai del petrolchimico manifestano con blocchi stradali e picchetti per timore che lo stabilimento Eni voluto da Mattei nel 1962 possa chiudere i battenti.La più grande realtà industriale della Sicilia meridionale è messa in discussione dai ritardi della politica e dal mancato rilascio delle autorizzazioni ministeriali per la riconversione degli impianti da raffineria tradizionale a bio-raffineria, un protocollo da 2 miliardi e 200 milioni di euro.Al Ministero del Lavoro sono stati convocati il sindaco di Gela, Domenico Messinese e il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, per definire misure straordinarie sull'uso degli ammortizzatori sociali.A Palermo, il presidente della Regione e i sindacati hanno concordato i provvedimenti da chiedere anche per quegli operai che da 7 mesi non hanno più lavoro né indennità di sostegno. Emanuele Gallo, segretario Cisl del comprensorio Agrigento, Enna e Caltanissetta."A noi non interessa parlare solo di cassa integrazione - ha spiegato - a noi interessa parlare di riqualificazione del personale, del fatto che il Ministero dell'Ambiente deve dare tutte le autorizzazioni, come a Porto Marghera, in maniera veloce e l'Eni deve anticipare i lavori. Questi sono tutti elementi per dare risposte a questo territorio, A noi non servono interventi a pioggia, a noi serve lavoro".Per affrontare la questione le autorità locali propongono di affidare al governo la gestione dell'area di crisi di Gela attraverso la nomina di un commissario straordinario.