Gaza (askanews) - Otto luglio - 26 agosto 2014. Poco più di un mese di combattimenti e violenze, la terza guerra in sei anni tra israeliani e palestinesi nella striscia di Gaza; in mezzo: 2.251 palestiensi uccisi, di cui 551 bambini, 10 mila feriti, 100mila senza tetto. Dall'altra parte, 73 israeliani morti in gran parte militari. Sono i numeri forniti dall'Unrwa, l'agenzia Onu che si occupa dei profughi palestinesi, secondo la quale, un anno esatto dopo il cessate il fuoco la situazione a Gaza è ben lontana dal ritorno alla normalità."Se si guarda l'anno che è trascorso dalla fine della guerra, la situazione è peggiore in quasi tutti gli aspetti - ha spiegato Robert Turner, capo delle operazioni dell Unrwa a Gaza - la disoccupazione non è migliorata, così come sono aumentate la povertà e le necessità umanitarie. L'unica ragione per essere un po' ottimisti credo che sia il fatto che la ricostruzione accelererà nei prossimi mesi e vedo una certa volontà delle parti di migliorare le condizioni di vita della popolazione a Gaza".Nella striscia i problemi per la popolazione palestinesi sono alimentati anche dal blocco israeliano che da 9 anni impedisce l'ingresso di materiali utili alla ricostruzione e che, di fatto, ha messo un freno a tutte le esportazioni, impoverendo ulteriorimente la popolazione."È un po' un mix di varie cose - ha continuato Turner - di sicuro c'entra il blocco così come la mancanza di progressi politici tra le varie entità politiche palestinesi, ma c'è anche un problema di concorrenza. Se si guarda a quello che sta succedendo in Nepal, in Siria o in Yemen c'è una grande concorrenza per la distribuzione delle risorse".Proprio nei giorni scorsi , l'Ong Oxfam ha lanciato un allarme sulle nuove generazioni di palestinesi: tra gli under 25, 2 su 3 sono disoccupati - si legge nel rapporto secondo il quale, tra l'altro, l'80% della popolazione di Gaza per la propria sopravvivenza dipende dagli aiuti umanitari.(Immagini Afp)