L'11 marzo 2017 rappresenta il sesto anniversario del terremoto e tsunami che devastarono le coste del Giappone settentrionale e innescarono la più grave catastrofe nucleare dai tempi di Chernobyl con il “meltdown” del nocciolo di tre reattori alla centrale atomica di Fukushima-Daichi. Oggi c'e' qualcuno, anche straniero, che fa turismo della catastrofe: e' infatti possibile arrivare in macchina fino a ridosso dell'area della centrale danneggiata. I valori di radioattività si sono infatti abbassati fino a non costituire più un pericolo per chi transita anche proprio di fronte all'impianto. Tuttavia varie zone limitrofe sono ancora chiuse e altre aree sono transitabili ma gli abitanti non possono ancora tornare a viverci. Alcuni mesi fa gli abitanti del paese di Naraha, ad esempio, e' stato concesso di tornare, ma non molti l'hanno fatto. A fine mese sarà' riaperta una parte del territorio del comune di Tomioka. Intanto i costi per il decommissionamento della centrale e i risarcimenti continuano a salire: le stime sono raddoppiate a 21.500 miliardi di yen. e anche i tempi dello smantellamento si allungano; occorreranno ancora decenni. Intanto il governo pensa a nuovo idee per rilanciare l'economia e l'immagine della provincia. La Tepco (che gestisce la centrale) per farsi perdonare ha istituto un quartier generale per la rivitalizzazione di Fukushima, al quale distacca 1.700 persone: tra le sue iniziative c'e' quella di piantare vitigni per produrre tra due-tre anni i primi vini bianchi e rossi.