Milano (askanews) - "Nello luglio dell'anno scorso l'Italia decise di invitare, in uno dei più belli incontri dei sei mesi di Expo, i ministri della Cultura di tutto il mondo per discutere delle battaglie comuni da fare a difesa del patrimonio culturale dell'umanità. E dovevamo invitare un italiano a parlare a nome del Paese e naturalmente non potemmo che chiedere a Umberto Eco. In quella giornata così emozionante, in quella sala così piena di colori della pelle diversi, di lingue diverse, di religioni diverse, di culture diverse, lui ha fatto un discorso semplice e breve, di una intensità assoluta, sulla conoscenza reciproca tra le persone e tra i popoli, come antidoto contro le guerre, i razzismi e gli odii". Il ministro della Cultura Dario Franceschini ha ricordato così Umberto Eco nel corso della cerimonia funebre per lo scrittore al castello Sforzesco di Milano."Ecco - ha aggiunto Franceschini - guardare Eco, e dico guardare perché parlare con lui era un'altra cosa, scoprire l'ironia, la gentilezza, l'allegria. Così come era diverso leggerlo, o ascoltarlo mettere insieme la filosofia e i fumetti, l'estetica medievale e la fenomenologia di Mike Bongiorno, Kant e l'ornitorinco, Joyce e la musica pop, tutto mescolato insieme. Ma Eco andava anche guardato, come si guarda un quadro, come si guarda un paesaggio, guardarlo nei suoi momenti di silenzio, magari mentre scarabocchiava o faceva dondolare il sigaro, guardandolo, era possibile capire, vedere, che in qui silenzi stava consultando la sconfinata biblioteca che aveva dentro di sé, era come vederlo camminare tra gli infiniti scaffali della sua mente".