Roma (askanews) - Nasce da un'idea di Claudio Amendola la fiction "Lampedusa", miniserie in onda su Rai1 il 20 e 21 settembre, diretta da Marco Pontecorvo, con Carolina Crescentini, che racconta le vite dei migranti, degli operatori che si occupano di accoglienza, dei marinai della Guardia Costiera, che si incrociano nell'isola del Mediterraneo. La fiction parte dal traffico di essere umani dalla Libia e mostra le tante sfaccettature del fenomeno migratorio, evidenziando il lavoro che si fa ogni giorno a Lampedusa per soccorrere chi è in mare.

"Noi li andiamo sempre a prendere e poi vediamo, e questo è meraviglioso del nostro Paese. Se avessimo la potenza della Germania decideremmo noi, ma noi siamo un Paese satellite dell'Europa, siamo un Paese in grandissima difficoltà. Possiamo ogni tanto alzare la voce e ci fanno un buffetto. Questa sarebbe una battaglia da fare con il coltello fra i denti in Europa. L'Europa ha il dovere di condividere con noi questa prima porta d'accesso che è l'Italia, che è il mar Mediterraneo. Così come i rapporti con i Paesi di partenza, perché non sono di origine, di partenza. Allora magari io ti mando l'ospedale da campo in Libia con i 200 parà, 235 medici, però porca miseria controllate le coste".

I problemi di oggi, secondo l'attore, hanno una radice lontana: "Abbiamo, come Occidente, o comunque diciamo come nord del mondo, un'enorme responsabilità su quello che oggi spinge tutta quella gente ad andare via, a cominciare dalla colonizzazione, per finire al finanziamento di molte di quelle guerre".

In Europa, in realtà, le risposte latitano e i muri aumentano: "Di fronte ai muri bisogna usare solo l'altra arma, e cioè quella della ragione, o sennò si buttano giù i muri, ma quello è un altro discorso".