Milano (askanews) - Dalla Silicon Valley all'Italia per crescere la propria startup. Fra crisi e indici negativi, un fenomeno del genere diventa segno di un cambiamento non solo possibile, ma già in atto. In Italia le 1.300 startup innovative del 2013 sono diventate 3.200 nel 2015; più di 1 su 4 è a Milano, Roma e Torino, dove ha sede il principale incubatore universitario italiano, l'I3P del Politecnico. Qui, dove dal 1999 sono nate 173 startup e sono stati creati 1200 posti di lavoro, ci sono già cinque casi di startup nate all'estero e poi trasferite nell'incubatore alla ricerca di consulenza, sostegno, logistica, come spiega Marco Cantamessa, presidente di I3P. "Ci si rende conto che l'Italia è un Paese dove esistono grandi competenze a costi relativamente ragionevoli e questo vale soprattutto nel caso in cui prodotti delle startup hanno a che fare con classiche cose dove in Italia siamo bravi, manifattura, stile e così via; è normale che startup non solo rientrino ma che possano arrivarci dall'estero"Un caso è quello di ALYT, startup di domotica che ha sviluppato un vero e proprio home kit per la casa intelligente, in grado di far dialogare e gestire in automatico i dispositivi smart, anche con protocolli di comunicazione differenti; contemporaneamente è un sistema di sicurezza professionale. L'idea è di 3 ragazzi torinesi che hanno aperto una sede commerciale nella Silicon Valley, ma hanno lasciato cuore e cervello a Torino come spiega uno di loro, Mirko Bretto. "Siamo cresciuti un po' nel mito di Olivetti e a Torino con I3P abbiamo ritrovato lo stesso ambiente che abbiamo incontrato in Silicon Valley".Il progetto ha raccolto grazie alla piattaforma di crowdfunding Indiegogo oltre 114.000 dollari in 60 giorni con quasi 600 sostenitori che hanno anche contribuito a completare lo sviluppo del prodotto.