Milano (TMNews) - L'Everest è sceso in sciopero. A causa della valanga del 18 aprile scorso, abbattutasi sugli sherpa che stavano trasportando nei campi base avanzati il materiale necessario a scalare il monte più alto per conto dei clienti stranieri che vogliono provare l'emozione di trovarsi a 8.848 metri sul tetto del mondo.Gli sherpa sono un gruppo etnico delle montagne del Nepal e per estensione il nome viene applicato alle guide e ai portatori di alta quota ingaggiati per le spedizioni himalayane.La rivendicazione sindacale degli sherpa ha imposto la cancellazione di molte spedizioni. I portatori chiedono indennizzi più consistenti in caso di morte o di gravi ferite al governo nepalese che impingua le sue casse vendendo licenze all'industria multimilionaria dell'alpinismo oltre gli 8.000.Ma, come sempre, il braccio di ferro imposto dallo sciopero si ripercuote sugli anelli più deboli della catena sociale. Gli sherpa sono spesso gli unici elementi delle tradizionali famiglie estese nepalesi a procurarsi un salario regolare e il picchettaggio dell'Everest sta provocando una stretta economica che si ripercuote direttamente sulle condizioni delle loro famiglie, all'interno di un paese tra i più poveri del mondo.La comunità degli sherpa si aggira sui 600 elementi e mette a disposizione tutto, dai cuochi agli "ice doctor", scalatori d'elite che scelgono ogni anno i sentieri migliori per la scalata fissando corde, scale e appoggi per semplificare l'ascesa dei clienti.(Immagini Afp)