Il Cairo (askanews) - L'Egitto in fiamme di questi giorni è un riassunto delle ultime vicende che stanno avvelenando il Medioriente, una lunga catena di vicende tutte collegate, direttamente o indirettamente.Due anni dopo la destituzione del presidente islamista Mohamed Morsi con un colpo di Stato militare che spazzò via la trionfale vittoria alle elezioni dei "Fratelli musulmani", l'Egitto è sconvolto da una serie di attentati e attacchi condotti dagli insurgents dello Stato islamico e organizzazioni affini mentre le autorità cercano di bloccare ogni opposizione con una dura repressione.L'esercito continua la controffensiva nella penisola del Sinai dove l'attacco coordinato dei ribelli dello Stato islamico e gli scontri che sono seguiti hanno lasciato sul campo un centinaio di vittime, tra cui molti civili. L'attacco nel Sinai, che ha colpito contemporaneamente i checkpoint di Sheikh Zuweid e Rafah, è stato il più violento e su larga scala mai effettuato dalle milizie dell'Isis, tenuto soprattutto conto che la penisola è sotto coprifuoco dall'ottobre scorso.Difficile non scorgere un nesso con gli eventi di due anni fa quando nel più popolato paese arabo, l'ex responsabile delle forze armate nonché attuale presidente Abdel Fattah al-Sissi destituì Morsi manu militari il 3 luglio 2013, dopo un anno di permanenza al potere.Da allora l'Egitto è entrato in una spirale di sangue senza fine. Processi, condanne a morte, attentati, repressioni e ora gli attacchi nel Sinai. Senza contare che nei giorni scorsi il procuratore generale Hicham Barakat, considerato il responsabile dei processi contro i "Fratelli musulmani", è stato ucciso con uno spettacolare attentato.(Immagini Afp)