Il decreto estivo del governo dà una forte spallata al Jobs act. Sui contratti a termine, tornano le causali e scatta un incremento contributivo sui rinnovi. Il giro di vite non risparmia la somministrazione, e le tutele crescenti, con gli indennizzi in caso di licenziamenti illegittimi che crescono del 50 per cento. Le imprese sono spaventate per il possibile riaccendersi dei contenziosi e l'aggravio di costi, che arrivano in una fase in cui il mercato del lavoro è in lenta ripresa. Ne abbiamo parlato con il professor Arturo Maresca, ordinario di diritto del Lavoro all'università La Sapienza di Roma, da 30 anni consulente delle imprese.
Le critiche delle imprese
Le imprese hanno, in coro, criticato anche aspramente il provvedimento. Il problema principale è che determina una grande incertezza nella stipula dei contratti a termine.
Cosa accadrà ai contratti in corso?
Chi rinnova o proroga un contratto oltre 12 mesi deve indicare la causale. E le imprese i contratti al buio non li fanno
Il braccio di ferro sulla somministrazione
La somministrazione è ancora al centro di un braccio di ferro. Qui il giro di vite sembra molto forte. La somministrazione a termine con le causali significa non volerla far funzionare
La beffa degli indennizzi sui licenziamenti
Indennizzi sui licenziamenti: c'è un attacco al contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti? La tutela economica del licenziamento prevista dal decreto per le tutele crescenti supererebbe quella dell'articolo 18