Roma, (askanews) - Sono in tanti a portare una grossa cicatrice sul fianco nel distretto rurale di Kalai, a nord della capitale Dacca, in Bangladesh, segno di avere "donato" un rene illegalmente. Lo ha fatto Bela Hossain, e con i soldi ricevuti ha coperto i suoi debiti: "Avevo debiti per oltre 200.000 taka (2.250 euro, ndr). Avevo contratto i debiti in diverse volte per la mia famiglia e non riuscivo a ripagarli", ha spiegato.Prima di lui alla crudele pratica si era sottoposta la moglie Joshna, emulata successivamente dalla cognata. Alla prima non è andata molto bene: "Continuo ad avere problemi fisici. Mi sento la febbre addosso e ho dolori su tutto il corpo e tutto il tempo e altri problemi. Non riesco a sedermi e lavorare. Sto meglio, quando sto in piedi. Non posso fare lavori pesanti. Il dolore è lancinante".La legge bengalese prevede trapianti solo tra parenti stretti, ma ci vuole un attimo a falsificare le carte in cambio di molto denaro. La polizia inoltre sta dando la caccia a una rete di donatori diventati intermediari, che ricevono altri soldi per ogni nuova recluta. Circa 200 residenti hanno venduto un rene negli ultimi 10 anni, ma la media attuale è di un intervento alla settimana. In molti vanno a farsi operare al confine con l'India per evitare sanzioni.Il nefrologo Mustafizur Rahman denuncia: "Usano documenti falsi, passaporti e carte d'identità false. Dopo di che firmano dichiarazioni false e dopo l'espianto rientrano nel paese".(immagini Afp)