Tel Aviv (askanews) - Un tribunale di Gerusalemme ha condannato due israeliani di 18 anni all'ergastolo e a 21 anni di carcere per avere bruciato vivo un ragazzo palestinese nel corso di una drammatica esplosione di violenze che finì per innescare la guerra di Gaza del 2014.I due israeliani, appartenenti a famiglie ultra-ortodosse, avevano 16 anni quando in un vicolo di Gerusalemme est rapirono e poi uccisero ferocemente il loro coetaneo Mohammed Abu Khdeir. L'ergastolo era la pena massima prevista e l'accusato condannato a 21 anni è risultato essere rimasto in auto mentre il giovane palestinese veniva ucciso.Per un colono israeliano di 31 anni, considerato la mente dell'attacco, il tribunale, pur accertando le sue responsabilità, si è riservato di decidere sulle sue capacità di intendere e di volere. L'omicidio venne deciso come rappresaglia per il precedente rapimento e successivo assassinio di tre israeliani nei pressi di Hebron.I genitori del giovane palestinese bruciato vivo hanno violentemente contestato la decisione del tribunale, chiedendo l'ergastolo per tutti i partecipanti al delitto e la conseguente distruzione delle loro case, secondo la pratica consolidata adottata dall'esercito israeliano nei confronti dei terroristi palestinesi."La legge israeliana adotta due pesi e due misure" lamenta il padre di Abu Khdeir. "Tratta gli arabi in un modo e gli israeliani in un altro. Non accettiamo la sentenza e andremo in appello. Non ci fermeranno".La lunga scia di vendette che insanguina il Medioriente promette inesorabile altre tappe di sangue.(Immagini Afp)