Roma, 4 gen. (askanews) - Si fa sempre più complicato il cammino dei rifugiati verso il Nord dell'Europa, e l'unità comunitaria subisce un nuovo colpo con la sospensione nei paesi scandinavi del trattato di Schengen sulla libera circolazione. Dalla notte del 4 gennaio, la liberale Svezia ha reintrodotto i controlli alle frontiere con la Danimarca. Per la prima volta da cinquant'anni le autorità di Stoccolma richiedono un documento con foto a tutti i viaggiatori che vogliono passare questa frontiera, con impatti notevoli anche per i tanti pendolari fra i due paesi."E' un vero problema perché il tempo di percorrenza è molto più lungo, è pessimo per la regione di Copenhagen" dice Michael Randropp, portavoce di un'associazione di pendolari.Mentre per questo danese che lavora nella regione di Malmo in Svezia, "i controlli servono ma bisogna trovare un equilibrio perché non ci siano intoppi".Sembra davvero la fine della storica politica di accoglienza della Svezia, che ha indicato nei mesi scorsi di essere arrivata a saturazione.E a ruota, la Danimarca guidata dal premier conservatore Lars Lokke Rasmussen ha annunciato l'introduzione immediata di controlli alla frontiera con la Germania. Ad annunciarlo Rasmussen in persona, parlando in inglese alla stampa:"E' evidente che siamo in una situazione in cui l'Unione Europea non riesce a controllare le frontiere esterne, e ci saranno sempre più paesi obbligati a reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne" ha detto. "E' una cosa seria perché avrà un impatto sulla prosperità. Io sono un convinto sostenitore della libertà di circolazione. Non è un momento felice".