Islamabad (TMNews) - Una storia di violenza domestica, l'odio di una cognata che si trasforma in tragedia: è la storia di Naziran, sfregiata con l'acido e condannata a una vita di cecità e di interventi chirurgici su un corpo mutilato. Quando questa donna pachistana è rimasta vedova, si è risposata con il fratello del marito, come vuole la tradizione."Mio cognato aveva già una moglie, cinque figli e un nipote. Lei mi ha detto che ero la numero due e che mi avrebbe fatto pentire di essere attivata, mi ha minacciato di buttarmi l'acido addosso. Litigavamo tutti i giorni e una notte, mentre dormivo, l'ha fatto". Succede ogni anno a decine di donne, ma anche di uomini, in Pakistan: una barbarie che comincia a essere considerata come tale. Un emendamento al codice penale lo riconosce come crimine contro lo Stato, punito con almeno 7 anni di carcere e 7500 euro di multa: le condanne sono auementate tra 2011 e 2012 e la mentalità si evolve."Anche i poliziotti delle province si sentono coinvolti e si comportano non solo come tutori dela legge ma come cittadini che, applicando le norme, partecipano alla costruzione di una società dove le loro figli e sorelle non rischiano questo tipo di violenza" spiega il presidente della fondazione per le sopravvissute agli attacchi con l'acido. Nell'ultimo anno le vittime sono state 120: le loro ferite sono fisiche, ma anche e soprattutto psicologiche, perchè l'acido non uccide ma corrode dentro. La sfida è aumentare i finanziamenti alla legge contro questo reato, così che tutti i casi siano scoperti e giudicati.(Immagini Afp)