Bologna, (askanews) - "E un mio compagno di classe, lui studiava e io copiavo. E vero: lui studiava e io gli andavo dietro, otto anni abbiamo fatto insieme".La Chiesa di Bologna ha un nuovo pastore. E si diffonde sempre di più quell'"odore delle pecore" tanto invocato da Papa Francesco. Matteo Zuppi, già ausiliare di Roma e assistente ecclesiastico della Comunità di Sant'Egidio, ha fatto il suo ingresso nella diocesi - finora guidata dal card. Caffarra e da Biffi prima di lui - sconvolgendo i rigidi protocolli del cerimoniale. La visita alle parrocchie di montagna, il colloquio con alcuni disoccupati, il pranzo con i poveri alla casa della Carità, il saluto ai bambini ricoverati all'ospedale e l'incontro con gli immigrati che chiede di chiamare "nuovi italiani: basta chiamare stranieri i compagni di classe che crescono con noi!".Prima di raggiungere la basilica di San Petronio scortato dai giovani, mons. Zuppi ha chiesto di poter fermarsi qualche istante davanti alla lapide che ricorda le 85 persone vittima della strage alla stazione ferroviaria del 2 agosto 1980. "Ogni volta che passavo di qui, mi ha sempre molto commosso vedere questi nomi e queste età perché poteva starci ognuno di noi. Questa non è una ferita nel muro ma nella città, nella convivenza. Oggi quando ascoltiamo tanti episodi di terrorismo e di violenza le lacrime sono le stesse, le età sono le stesse, la tragedia è la stessa e credo che il diritto alla verità e l'impegno per questo è qualcosa che non potrà mai alleviare il dolore ma credo che sia un dovere verso di loro"."Don Matteo", che ha fatto coincidere il suo ingresso con l apertura della porta della Misericordia, ha invocato più volte il Concilio Vaticano II e ha citato il cantautore bolognese Lucio Dalla.