Roma, (askanews) - "A Charlie abbiamo continuato a fare quello che abbiamo sempre fatto. Perché abbiamo voluto andare avanti, anche se quello che è accaduto è terribile, perché vogliamo far capire a tutti non soltanto ai francesi, ma a tutti gli europei, a tutta la gente del mondo, a tutti i democratici del mondo, che esercitare un diritto non è una provocazione". Lo ha detto Gerard Biard, direttore di Charlie Hebdo nel suo videomessaggio inviato al Festival Internazionale del Giornalismo a Perugia."Siamo stati spesso accusati di essere provocatori, perché abbiamo usato il diritto della libertà di espressione, della libertà di satira, della libertà di caricatura, e della libertà di blasfemia. Per noi è importante non per il piacere di bestemmiare, insultare il potere divino. Ma perché è una forma di contestazione dell autorità, e questo in democrazia è fondamentale".Se una democrazia proibisce la blasfemia, se la punisce con la legge non è più una democrazia ha detto ancora Biard. "Per noi è questa una delle ragioni per cui abbiamo deciso di continuare. Perché quello che è stato colpito non è soltanto la libertà di espressione, la laicità, la libertà di ridere e di sentire, è il cuore dell'idea politica della democrazia, della contestazione, della possibilità di contestare e della possibilità del dibattito. Abbiamo visto con l'attentato a Copenhagen che questa gente, il dibattito, non lo vuole, lo rifiuta. E questo non è possibile. Se rifiutiamo il dibattito siamo morti. E noi siamo sempre vivi".