Melilli (askanews) - Dare un nome a chi ha perso la vita cercando un futuro migliore. Nella base Nato di Melill, in Sicilia, in hanno accettato una delle più difficili sfide per la medicina forense: cercare di identificare le vittime della più grande tragedia nella storia dell'immigrazione avvenuta la notte del 18 aprile 2015 al largo delle coste della Sicilia. L'affondamento dell'imbarcazione ha provocato decine di accertate e fra i 700 e i 900 presunti dispersi come spiega Cristina Cattaneo, direttrice del Laboratorio di antropologia e ontologia forense dell'Istituto di Medicina legale di Milano."Questo è uno dei disastri di massa che la storia della medicina legale abbia mai conosciuto perchè le vittime non sono concetrate in un luogo e in un tempo ma sono disperse nei paesi".Le analisi prevedono un complesso protocollo come spiega il prefetto Vittorio Piscitelli, Commissario straordinario per le persone scomparse del Viminale."Consistono nell'evidenziare di ogni corpo anche i tratti somatici, cicatrici, protesi che opportunamente fotografate vengono raccolte in un book fotografico che viene messo a disposizione dei parenti"."Far di tutto perchè sia restituita la vita ridando nome e cognome alle persone. E' un gesto di rispetto della dignità umana e dei diritti umani".Molti dei cadaveri però non verranno mai ripescati e identificati perchè il relitto si trova a circa 380 metri di profondità. La loro ultima casa sarà il Mediterraneo.(immagini AFP)