Palermo (askanews) - Sono trascorsi dieci anni da quell'11 aprile del 2006, il giorno che segnò la fine della ultra quarantennale latitanza di Bernardo Provenzano. Il padrino corleonese fu stanato in un casolare di Montagna dei Cavalli, a pochi km da Corleone, la città dove è nato 83 anni fa.Il suo arresto, tredici anni dopo quello di Riina, ha segnato una svolta nella vita di Corleone. La città non ci sta più ad essere indicata come roccaforte di mafia. Dino Paternostro, si occupa di legalità e memoria storica alla Cgil"La mafia continua a essere presente e condiziona la vita economica, sociale e politica della città. Ma aveva ragione Borsellino quando diceva che comunque i giovani stanno imparando a conoscere la mafia e a negarle il consenso".A Corleone oggi operano tante realtà e associazioni con l'obiettivo di sensibilizzare la gente, e soprattutto le nuove generazioni, verso temi di legalità e antimafia. E' il caso del Laboratorio della Legalità, ricavato proprio all'interno di un bene confiscato a Provenzano. Il vicepresidente del Laboratorio, Maria Elena Bagarella, "Sarebbe bello dividere con una linea bianca a Corleone i buoni dai cattivi. La difficoltà di vivere a Corleone è quella di vivere in una zona grigia: viviamo fianco a fianco con famiglie che hanno storie e legami di mafia".Un passo importante per tracciare questa linea sono realtà come il Laboratorio della Legalità. Qui, quotidianamente, gli operatori accolgono studenti provenienti da tutta Italia, e a loro raccontano, attraverso murales e illustrazioni, la vita di chi ha combattuto la mafia fino all'estremo sacrificio.